Comunicati Stampa - Archivio
LO SPECCHIO INFRANTO. Come i relatori pubblici e i giornalisti percepiscono la propria professione e quella dell'altro.
12-01-2009Oltre 80 i presenti in sala, tra giornalisti, professori universitari, studenti e professionisti del settore della comunicazione. La presentazione di brevi flash tratti dal video-libro "In che senso. Cosa sono le relazioni pubbliche" ha inquadrato bene alcuni dei temi che sono stati poi trattati nel corso della Tavola Rotonda.
"In che senso?" è il primo videolibro dedicato alle relazioni pubbliche edito da Luca Sossella Editore, patrocinato da Ferpi e Assorel e curato da Toni Muzi Falconi - docente alla New York University e alla Lumsa di Roma e senior counsel di Methodos - e Fabio Ventoruzzo, professionista e vice direttore del magazine Relazioni Pubbliche. 3 dvd di tre ore ciascuno raccontano il senso delle relazioni pubbliche nella nostra società, attraverso il dialogo con 6 testimoni di eccezione (Chicco Testa, Furio Garbagnati, Paolo Iammatteo, Anna Martina, Stefania Romenti e Giampaolo Azioni) raccolte attraverso altrettanti incontri interamente videoregistrati e la partecipazione attiva, per ogni sessione, di una ventina di professionisti e studiosi. Un'esperienza finora unica al mondo, che conta sull'attenzione e l'interesse degli oltre 100 mila comunicatori professionisti italiani e degli oltre 60 mila studenti universitari iscritti nei tanti corsi di comunicazione. Il cofanetto contiene anche il libro "Lo Specchio Infranto", una ricerca condotta sempre da Toni Muzi Falconi con Chiara Valentini (giovane studiosa di comunicazione ora all'istituto di ricerca Media Tenor di Zurigo) e patrocinata dalla FNSI e dalla stessa FERPI, che ha analizzato il modo in cui i giornalisti e i professionisti italiani di relazioni pubbliche percepiscono, rispettivamente, la propria professione e quella dell'altro: sono stati oltre 500, tra giornalisti e relatori pubblici, i professionisti che hanno partecipato all'indagine.
La tavola rotonda, condotta da Claudio Fiorentini, socio FERPI Triveneto e responsabile Relazioni Esterne Nord di Enel, è entrata subito nel vivo con la presentazione da parte di Muzi Falconi di alcuni dei dati raccolti. Uno dei risultati emersi è il rapporto non aggressivo, ma al contrario molto buono esistente in Italia tra relatori pubblici e giornalisti. Interessante l'interpretazione proposta da Falconi: delle due l'una, o i giornalisti ed i relatori pubblici sono molto responsabili e perfettamente consapevoli della propria professione e il loro rapporto è fondato su una solida base di professionalità, o il giornalismo in Italia è succube delle relazioni pubbliche, che non hanno alcun motivo di essere aggressive.
L'altro spunto di riflessione offerto è la differente percezione delle professioni emersa dai dati raccolti. Se le due professioni dimostrano di essere concordi sulla definizione di "giornalismo", non si può dire altrettanto della percezione dei giornalisti nei confronti dei relatori pubblici. I giornalisti ritengono infatti che il ruolo principale delle relazioni pubbliche sia quello di mantenere i contatti con la stampa e faticano ad identificare gli altri compiti del relatore pubblico professionista. Anche in questo caso Toni Muzi Falconi offre un altro spunto di riflessione: la responsabilità di questa percezione errata o parziale non è dei giornalisti, ma dei relatori pubblici stessi, che ancora non sono in grado di chiarire cosa fanno e come lo fanno.
Uno dei leitmotiv della tavola rotonda è stato il generale accordo tra giornalisti e relatori pubblici sulle tematiche discusse, accordo che si è manifestato anche nelle parole del Presidente dell'Ordine dei Giornalisti del Veneto Gianluca Amadori. Amadori ha sottolineato la difficoltà, per il giornalismo italiano, di staccarsi dai potentati economici che troppo spesso governano il mondo dell'informazione e i cui interessi, spesso, sono portati avanti dai relatori pubblici. Il Presidente dell'Ordine ha proposto di tornare ad una nuova sana e cordiale "diffidenza" nei confronti di chi sta dall'altra parte della "barricata", un ritorno ai principi basilari del buon giornalismo, primo tra tutti l'assoluta e insindacabile libertà di giudizio del giornalista che oggi non sembra tutelata dalla sempre più debole figura dei Direttori. Libertà, da una parte, e trasparenza dall'altra: trasparenza nel dichiarare le fonti, sempre più numerose ma sempre meno verificate, problema che molto spesso porta all'assenza della notizia, al rincorrersi di opinioni che poco hanno a che fare con l'interesse pubblico.
Come ricordato dal Vice Presidente FERPI Giampietro Vecchiato anche i relatori pubblici iscritti alla FERPI si stanno muovendo. Da un lato impegnandosi per diffondere la cultura della comunicazione e delle relazioni pubbliche, promuovendo l'adozione del Codice di Comportamento Professionale di FERPI e l'accreditamento della professione (imminente ormai il riconoscimento di FERPI a livello europeo). Spesso, infatti, la scarsa conoscenza del mondo della comunicazione da parte dei committenti rischia di dare adito a male pratiche di relatori pubblici con pochi scrupoli, disposti ad andare incontro alle esigenze del cliente utilizzando in maniera brutalmente strumentale la propria relazione con il giornalista.
Lo stesso Francesco Jori, giornalista padovano attualmente inviato di Repubblica, dimostra qualche timore nei confronti dello stato del giornalismo italiano. Sembra esserci un totale disinteresse da parte dei politici e dei Direttori nei confronti della professione del giornalista, disinteresse dimostrato anche dalla trattativa ancora in corso per il rinnovo del contratto. Per evitare rischi di manipolazioni è necessario comprendere la differenza profonda tra le due professioni: i giornalisti si occupano di informazione, un rapporto verticale con il lettore che non implica feedback, i relatori pubblici si occupano di comunicazione che, per definizione, è fatta di reciproche influenze. Un altro grosso problema del giornalismo attuale è l'esplodere dell'intermediazione: la notizia a cui il giornalista accede è sempre più difficilmente di prima mano, spesso, ricorda Jori, ci si trova a lavorare su interpretazioni di portavoce con il rischio di rendere pettegolezzo anche una notizia vera e propria. La delicatezza del tema dell'intermediazione viene ripresa anche da Falconi che ricorda la necessità di una progressiva dis-intermediazione, anche nei confronti dei relatori pubblici. Un ritorno alle inchieste, alle vere interviste faccia a faccia andando oltre i filtri dei portavoce o dei pezzi preconfezionate e non modificabili. Dal canto loro i relatori pubblici devono basare il loro rapporto con il giornalista sulla trasparenza e sulla legittima tutela di interessi dichiarati, solo in questo modo possono essere considerati fonti attendibili e credibili. Un ritorno a principi etici sottolineato anche da Amadori, un ritorno sul quale si può basare un progressiva re-intermediazione che non deve essere messa in crisi neppure dalle evoluzioni tecnologiche alla quali assistiamo in questi temi. Un ritorno all'essenziale, alla regola delle 5w (sia per i giornalisti sia per i relatori pubblici), come afferma Giampietro Vecchiato, all'abc della comunicazione fatta di verifica e ricerca che porta alla notizia. Un ritorno alle origini che, per Jori, vuol dire anche ritrovare l'orgoglio, il rispetto e la consapevolezza per la professione di giornalisti. Se il relatore pubblico deve costruire consenso, il giornalista deve ricominciare a costruire dissenso attraverso il senso critico e l'indipendenza: solo in questo modo sarà possibile migliorare la reputazione di una professione indispensabile per il buon funzionamento della democrazia nel nostro paese.
L'incontro è stato chiuso da Mariapaola La Caria, Delegata di FERPI Triveneto, che ancora una volta ha proposto ai soci FERPI e al mondo della comunicazione un importante momento di confronto, ricco di stimoli e spunti di apporfondimento.
Per informazioni: Marta Bagno, Ferpi Triveneto, tel.049.660.405, marta@prconsulting.it
clicca qui per leggere il comunicato stampa completo >>

comunicati stampa



